ADSL,quando la banda larga è un miraggio

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ADSL,quando la banda larga è un miraggio

Messaggio Da ganzales il Mer Mag 28, 2008 6:53 pm

ADSL,quando la banda larga è un miraggio



26/05/2008


Roma - Una rete che cade a
pezzi, standard di qualità che non vengono rispettati, un sistema di gestione
reclami che fa inorridire e rari investimenti: lo sviluppo della banda larga
italiana, a partire dall'ADSL, si può riassumere così. Eppure, se si guardano
le offerte commerciali presenti sul mercato nazionale, l'impressione che se ne
ricava è completamente diversa.
Sulla carta gli operatori telefonici si fanno concorrenza a colpi di
connessioni superveloci, giocando al rialzo anno dopo anno: prima 2, poi 4,
6 e ora 7, 8 e addirittura 20 megabit
di velocità. Sembra una gara a chi
offre di più. Nei fatti, però, a moltissimi utenti capita di viaggiare davvero
lentamente, e ai più sfortunati succede anche di impallarsi sul più bello.
Basti pensare che nell'ultimo mese alle redazioni de il Salvagente e di Punto
Informatico
sono arrivate centinaia di segnalazioni: da qui l'idea delle
due storiche testate di collaborare per approfondire le varie angolature di un
problema così ampio.
Come è possibile che gli internauti italiani, pur pagando fino al triplo in più
rispetto a quelli degli altri paesi europei, ricevano un servizio così
scadente? Bisogna considerare che la strada italiana su cui "corrono"
i dati, qualunque sia il provider che si sceglie, è sempre la stessa e risale
alla preistoria della comunicazione: si tratta di lunghi fili di rame che in
molte località viaggiano ancora sopra i pali. Insomma, la rete messa a
disposizione da Telecom, e data in affitto ai suoi concorrenti, assomiglia più
a una mulattiera che a una moderna autostrada. La fibra ottica è assimilabile
ad un'utopia. "Nulla da fare"
Paolo vive a Orvieto. Da poco si è trasferito in una zona in cui l'unico
operatore che fornisce l'accesso ADSL è Telecom. Convinto dalla venditrice,
sottoscrive un contratto Alice Tutto incluso con velocità di navigazione di 2
mega e la promessa che da lì a un mese il provider avrebbe eseguito l'upgrade (aggiornamento)
a 7 mega. Ma, appena attivata, l'ADSL continua a disconnettersi. In due mesi
Paolo tempesta il 187 di segnalazioni. I tecnici lo contattano più volte e alla
fine arriva la diagnosi: a causa della "cattiva qualità della linea"
la connessione non può andare oltre gli 800 kbit, nonostante Paolo paghi un
abbonamento per 7 mega.
Laura, invece, con Internet ci lavora. Fino a qualche mese fa era abbonata ad
Affari flat di Libero, 25 euro al mese più Iva e 4 mega di banda. Quando dal
servizio clienti di Infostrada arriva l'offerta di passare a 7 mega per 20 euro
al mese più Iva, Laura non ha dubbi. I problemi, però, non tardano ad arrivare.
La mattina presto la connessione raggiunge 1 mega, ma dopo qualche ora c'è
praticamente la paralisi: fino al tardo pomeriggio la velocità non supera mai i
100 kbit. Partono le segnalazioni all'operatore. L'assistenza tecnica di
Infostrada, invece di darsi da fare per risolvere il problema, prima chiede a
Laura di realizzare report quotidiani sullo stato della connessione da
spedirgli, poi risponde che per la velocità proprio non può fare nulla.
Stessa risposta è toccata a Maurizio, che vive in campagna, vicino a Roma.
Abbonato a Tele2, per mesi ha navigato a singhiozzo. Quando ha contattato il
servizio clienti del suo provider anche a lui è stato chiesto di scrivere e
spedire vari report sullo stato della sua connessione e poi non gli è stata
data alcuna risposta. Arrabbiato, Maurizio ha cambiato operatore, passando a
Tiscali. Per lui, però, l'ADSL è ancora un miraggio.

Chi è responsabile della velocità?
Ma se il provider con cui l'utente ha sottoscritto un contratto nulla può per
garantire la velocità del suo cliente, di chi è la responsabilità in caso di
disservizio? Naturalmente se la causa dei problemi alla connessione è
imputabile alla qualità della linea, la responsabilità dovrebbe essere di chi
possiede e affitta a terzi quella linea. "La prima causa di rallentamento
è la distanza dell'utente dalla centrale", ricorda al Salvagente e
a Punto Informatico un tecnico di Telecom Italia di cui preferiamo non
rivelare il nome. "Chiunque si trovi a più di 3 km di filo di rame dalla
centrale non ha neppure la sicurezza dell'allineamento, cioè può anche non
riuscire a connettersi al web. La distanza, infatti, attenua il segnale.
Seconda causa di rallentamento possono essere le condizioni fisiche del filo di
rame su cui viaggiano i dati. Un doppino sporco o attaccato dall'umidità
produce rumore, una sorta di interferenza che incide sulla velocità di
connessione".

Attenuazione e rumore sono i parametri che il gestore telefonico è
tenuto a controllare quando arriva una segnalazione. Durante la nostra
inchiesta, però, abbiamo scoperto che i tecnici dell'ex monopolista che si
occupano di ADSL, nella gestione delle segnalazioni degli internauti
insoddisfatti devono seguire indicazioni dell'azienda che potrebbero sembrare
poco favorevoli agli utenti. In un documento interno, di cui siamo entrati in
possesso, vengono stabiliti i valori soglia da tener presente quando si elabora
una Diagnosi di navigazione lenta.
Se i tecnici dovessero davvero seguire quelle indicazioni vorrebbe dire che chi
ha un contratto a 2 mega riceverebbe il supporto del tecnico solo se ha una
velocità minima in ricezione al di sotto di 640 kbit
. Per un contratto da 4
o da 7 mega, invece, la soglia minima è di 1,2 mbit, mentre per chi ha scelto i
20 mega il limite minimo è di 2,4 mbit, cioè una velocità minima di ricezione
quasi 10 volte inferiore rispetto a quella promossa dal contratto.
Ma che succede se lo stato della connessione di un utente è peggiore anche di
queste soglie? "Se l'utente è una persona normale non succede niente. Se
invece è qualcuno importante si interviene sulla linea, magari cambiando il
doppino di rame", sostiene il tecnico.Overbooking, poca banda
molti utenti

Le ragioni sono diverse, ma l'intoppo è lo stesso. Internet veloce è una
chimera anche per chi vive o lavora nelle zone più centrali e sviluppate del
paese. In questo caso, la causa del rallentamento per chi naviga in ADSL non
sono solo le condizioni scadenti della strada su cui si viaggia, ma anche un'errata
previsione del traffico.
Si chiama overbooking di banda e, sostanzialmente, significa che i provider
vendono una quantità di banda maggiore rispetto a quello che la potenzialità
tecnologica messa in campo permette di sostenere. È un po' quello che accade
nelle tangenziali delle grandi città nell'ora di punta: strade troppo strette,
molte macchine in circolazione e lunghissime code estenuanti.
Per ovviare a questo problema naturalmente una soluzione ci sarebbe: investire
più risorse. Ma a parte Fastweb che in alcune grandi città ha scommesso sulla
fibra ottica, costruendo ex novo per i propri utenti una parte della rete,
nessuno degli operatori telefonici ha mostrato finora lungimiranza. Il
risultato è che, nonostante in alcune zone d'Italia esista la possibilità di
sottoscrivere un contratto da 20 mega nominali, dalle centrali che dovrebbero
fornire questo servizio quei mega proprio non escono. A Roma per esempio chi ha
sottoscritto una connessione superveloce, in condizioni ottimali riesce a
navigare con 8-10 mega. Insomma ancora una volta paga più di quello che gli
viene offerto senza che l'Autorità garante per le comunicazioni intervenga. Eppure che l'ADSL nel nostro
paese sia un problema è cosa ben nota anche a chi quell'Authority la dirige.
Solo qualche giorno fa Corrado Calabrò presidente dell'Agcom ha dichiarato:
"Nelle telecomunicazioni bisogna cambiare registro oppure siamo al
capolinea. E tocca allo Stato innescare un nuovo ciclo di investimenti che da
sole le imprese private potrebbero non avere convenienza a fare".
Effettivamente finora gli investimenti sono solo stati annunciati. Solo un anno
fa Telecom assicurava che avrebbe collegato nel centro di Milano circa 70mila
utenze alla fibra ottica. Di quel progetto non si è più saputo niente.
Circa 3 mesi fa, invece, l'ultima dichiarazione di intenti è partita dal nuovo
amministratore delegato dell'ex monopolista, Franco Bernabé, che ha promesso
160 milioni di euro per la manutenzione e il potenziamento della rete. "In
realtà di questi soldi sul bilancio 2008 non c'è ancora traccia", racconta
a Punto Informatico e al Salvagente Carmelo Gullì, rappresentante
sindacale dell'Lsc-Cgil. E aggiunge: "In realtà questi soldi facevano
parte di un'ipotesi di accordo tra azienda e sindacato che non è stato ancora
firmato. Purtroppo la strategia di tutti gli operatori è quella di investire
poco per volta e solo dove si è certi che il denaro speso frutterà in poco
tempo". Il risultato è che in alcune aree del paese l'ADSL proprio non
esiste e in altre è solo nominale.
Per chi ha molto da spendere la soluzione c'è. Si chiama linea Hdsl ed è un
servizio molto costoso, 500-600 euro di canone al mese, che permette ai dati di
viaggiare all'interno di un collegamento diretto dalla centrale a casa del
cliente.

Il servizio? Pochi lo garantiscono
Di essere in torto certi provider lo sanno bene. Se si leggono i contratti per
la fornitura di ADSL proposti proprio sul Web dai vari operatori si trovano
sempre delle clausole studiate apposta per garantire il fornitore, qualunque
sia la qualità del servizio erogato.
Sui siti di Infostrada e Tele2, nei contratti si sottolinea che il buon
funzionamento del servizio è legato alla capacità del server e al traffico
sulla rete. Tiscali, invece, declina ogni responsabilità e scrive che "la
predisposizione della linea telefonica e l'abilitazione della stessa alla
connessione ADSL è effettuata allo stato da Telecom Italia o da altri
operatori, e che pertanto, non dipende in alcun modo dall'attività di
Tiscali". Telecom, invece, consapevole della scarsa qualità di molte linee
aggiunge nel suo contratto: "La velocità non è garantita poiché dipende
dal livello di congestione della rete e del server a cui ci si collega e dalle
caratteristiche della linea".
Tutte le aziende offrono servizi di connessione in cui viene indicata la
velocità massima in ricezione: Alice tutto incluso fino a 7 mbit, Tiscali 8
mega fino 8 mbit, Fastweb naviga senza limiti fino a 20 mbit, ma quasi nessuna
indica con la medesima evidenza una connessione minima garantita. Inoltre,se si
dà uno sguardo alle proposte e si prova a verificare che tipo di copertura è
disponibile per la propria linea, inserendo il proprio numero di telefono, si
ottengono informazioni assolutamente scorrette. Abbiamo fatto un test
verificando la copertura di un'utenza che per lo stato della rete non raggiunge
neppure 1 mega di connessione. Tutti gli operatori, a parte Tele2, hanno
dichiarato di poter garantire una connessione ADSL con una velocità massima di
6 o 7 mega.
Sarebbe molto più semplice e corretto se i provider, potendo verificare il
reale grado di copertura della rete per ciascun utente, proponessero contratti
diversi in base alla reale velocità massima di ogni internauta. Con prezzi
diversificati.

Da Punto informatico: Barbara Cataldi

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